PIGEON

Pigeon

Stop the pigeon (2025 - Progetto in corso)

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6000 anni fa gli esseri umani consideravano gli elementi naturali, e in particolare gli animali e gli insetti, non dissimili dagli umani, ma come manifestazioni degli antenati, totem dotati di caratteristiche speciali e in alcuni casi magiche.
In seguito all’invenzione dell’agricoltura e della pastorizia, l’uomo iniziò a considerarsi al di sopra degli altri esseri, nel corso dei secoli successivi fino ad oggi, gli animali e anche i piccioni sono stati usati, utilizzati, sfruttati, per diversi scopi, dalla nutrizione (scopro anche dell’esistenza del prosciutto di piccione di Carlo Giusti), alla compagnia, dal lavoro alla guerra, si veda ad esempio la storia del piccione Cher Ami impiegato dalla 77° divisione fanteria statunitense Signal Corps, evento che in qualche modo giustifica per molti, anche per gli abitanti delle città, l’esistenza stessa dei piccioni e ne spiega la loro venuta sulla terra, il loro scopo in quanto creature multidimensionali, spettri incorporei impossibili da agguantare, alieni in grado di riprodursi attraverso una auto esplosione kamikaze che lascia il corpo del piccione anziano in parte disperso e in parte masticato sulla strada, e un nuovo corpo di piccione giovane librarsi per i cieli della città.
Si noti che in città nessuno ha mai visto dei piccoli di piccione, nessuno mangerebbe mai un piccione di città, mentre i piccioni di città mangiano tutto ciò che trovano.
Forse anche per una di queste molteplici ragioni si sono iniziati a vedere di recente piccioni e altri animali atteggiarsi da umani e viceversa.
Trova sempre più adepti una sorta di zoolatria alla rovescia, nella quale la mutazione verso l’animale disumano, rappresenterebbe il ritorno alla natura.
Piccioni burocrati vestiti da funzionari del nostro sistema in decomposizione, conformisti ordinati che citano articoli appena letti, zelanti ingranaggi inconsapevoli del sistema, esseri che hanno come unico scopo quello di nutrire il sistema al quale si sono aggrappati per sopravvivere, mangiano le briciole di potere e cagano giaculatorie di lamentazioni.
Sono un mix terribile tra i Vogon di Douglas Adams e burocrati di Dostoevskij, in triplice copia, intenti ad ostacolare costantemente il passaggio altrui.
Essi pigolano, belano, grugano, grugniscono e gridano, tutti insieme all'unisono, cercando di difendere l’onore del passato degli antenati trapassati.
Intanto a causa loro dal cielo piove la merda.
I piccioni, in dialetto piemontese “i piciu”, in lombardo “i pirla”, epiteti che descrivono anche gli stupidi, i fessi e l’organo genitale maschile, come del resto gli uccelli in genere, sono una metafora dell’odierno genere umano non pensante, ma sono anche animali magici che tubano amorevolmente, ci guardano interrogativamente, forse semplicemente i nostri antenati, silenti defecanti osservatori volanti.

Uomini piccione a Tokio
Altri uomini piccione a Tokio
L'invasione degli uomini picione
Costume da picione Museo del Risorgimento Torino
Giuseppe Belvedere Monsieur Pigeon
Il prosciutto di piccione

Prima di chiudere gli occhi mi hai detto pirla
una parola gergale
non traducibile
Da allora
me la porto addosso
come un marchio che resiste alla pomice
Ci sono anche altri pirla nel mondo
ma come riconoscerli?
I pirla non sanno di esserlo
Se pure ne fossero informati
tenterebbero di scollarsi
con le unghie
quello stimma.
Eugenio Montale

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PICCIONA - Olio su tela 50 x 35 cm. A.ZakamotoPICCIONA - Olio su tela 50 x 35 cm. A.Zakamoto

I piccioni siamo noi quando ci accontentiamo delle briciole dell’esistenza, quando pensiamo “meglio che niente” e ci inchiniamo al potere degli uccellacci più grandi.
Ogni piccione nasce come bianca eterea colomba, il congegno sociale e l’ambiente cittadino, lo trasformano in piccione da nido, poi materno, elementare, medio, superiore, universitario e infine immondo piccione adulto cittadino.
Ogni piccione vive tutta la vita nella sua testa, quarantena cerebrale, fugge via dal mondo volando sopra alle proprie fantasticherie, condizione apparentemente invidiabile, ma sembrano pregare lamentosi.
La notte sognano una vacanza desiderabile di un ridontante spot televisivo, il grande amore, la pace universale, la pace eterna.

Alcuni uomini si sono trasformati, così che le teste di piccione hanno invaso le grandi città,
altri come Giuseppe Belvedere (Monsieur Pigeon) si prendono cura dei piccioni, per abbracciare la loro parte più umana.
In ogni caso siamo tutti inarrestabili piccioni.

Il piccione è, in fondo, un animale singolare, volatile piacevole in campagna, utile per le comunicazioni e apprezzato per le sue carni gustose, si trasforma in immondo errore estetico nei grandi agglomerati urbani, è un glitch del sistema, un artista idota che, come me, si occupa di cose inutili producendo opere disutili, vive negli interstizi, vola e si teletrasporta, espelle i suoi escrementi sulle teste dei passanti in modo indiscriminato, ma con particolare piacere sulle statue dei potenti e nelle piazze del potere.

Le Canard Digérateur, progettato da Jacques de Vaucanson nel 1739, era un automa meccanico, un automata.
La macchina composta da una moltitudine di parti mobili, era in grado in apparenza, e attraverso un trucco, di digerire.
“L'anatra allunga il collo per toglierti il ​​mais dalla mano. Lo inghiotte, lo digerisce e lo scarica digerito dal solito passaggio. Vedete tutte le azioni di un'anatra che deglutisce avidamente e raddoppia la rapidità nel movimento del collo e della gola, per spingere il cibo nello stomaco, copiato dalla natura ... La materia digerita nello stomaco è condotta da tubi fino all'ano , dove c'è uno sfintere che lo fa uscire. "
L'automa "robotico" (ma l'invenzione della parola robot da parte dello scrittore ceco Karel Čapek è di molto succesiva, 1920)
la “papera di merda” di Vaucanson, come veniva soprannominata in Inghilterra, rimase enormemente popolare, probabilmente a causa dell'inganno che produceva, ovvero l'idea che gli esseri viventi non umani fossero come automi, macchine, stupidi volatili utili al limite per essere mangiati.

DIRIGENTE Olio su tela 30x45cm. Akira ZakamotoDIRIGENTE Olio su tela 30x45cm. Akira Zakamoto
SELFIE 650x70cm. Akira ZakamotoSELFIE 650x70cm. Akira Zakamoto
TOURISTS Olio su tela 100x70 cm. A. ZakamotoTOURISTS Olio su tela 100x70 cm. A. Zakamoto

Stop the Pigeon segna l’esordio del duo El Bergamotto (Ambra Bergamasco e Akira Zakamoto). L’installazione nasce dall’incontro di posizioni divergenti intorno a una figura liminale e ambivalente: il piccione. Animale urbano per eccellenza, familiare e respingente, il piccione incarna la tensione tra il fastidio quotidiano e la possibilità del rito, tra il ruolo di messaggero e la materialità del messaggio, tra la ripetizione ossessiva e l’arrivo dell’inedito.
L’opera non si limita a rappresentare questa polarità, ma la mette in scena come esperienza relazionale. L’accesso all’installazione è mediato da un rituale di accoglienza fatto di pane, sale e olio: tre elementi simbolici del Mediterraneo che rimandano all’ospitalità, alla memoria e alla luce. In questo gesto si compie la trasformazione di chi visita da spettatore a partecipe, in modo intimo, invitato a condividere un atto semplice e sacro prima di posare lo sguardo sulla tela dei piccioni. Con il suo tempo, seguendo istruzioni lasciate da qualche parte.
Così facendo, Stop the Pigeon attiva un doppio movimento: accogliere ciò che normalmente viene espulso dallo sguardo urbano e, al contempo, riconsegnare al quotidiano la sua dimensione cerimoniale. Il lavoro mette in dialogo corpi, sguardi e simboli, proponendo una riflessione sull’arte come pratica di ospitalità radicale e sul potere trasformativo del rito nell’incontro con l’ordinario.

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